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Lo stallo nello svezzamento si riduce ottimizzando la gestione dell'acqua di bevanda attraverso l'integrazione di acidi e chelati di zinco, che favoriscono la stabilità intestinale e la resistenza alle infezioni. Il passaggio dal latte materno all'alimentazione solida rappresenta una fase critica: lo stress ambientale e i cambiamenti dietetici rendono i suinetti vulnerabili a cali di crescita; pertanto, un supporto tecnico basato sulla corretta acidificazione del sistema idrico è essenziale per sostenere la flora naturale e migliorare la vitalità durante la transizione.
Lo stallo nello svezzamento è causato dalla combinazione dello stress da distacco dalla scrofa e dal repentino passaggio dal regime liquido a quello solido. Questi cambiamenti drastici espongono i suinetti a una maggiore vulnerabilità batterica, rappresentando una sfida tecnica sia per l'animale che per l'allevatore in termini di biosicurezza e performance produttive.
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L'acqua pulita è la priorità assoluta perché i suinetti, se sottoposti a stress, tendono a bere prima ancora di iniziare a mangiare. Un sistema idrico contaminato può compromettere gravemente la salute intestinale; una volta garantita la pulizia dell'impianto, l'uso di additivi come acidi o prodotti specifici (Goldfeed e Znergy) nelle prime 3-4 settimane post-svezzamento risulta estremamente efficace.
Un sistema idrico efficiente assicura:
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La linea guida tecnica prevede l'impiego combinato di acidi e zinco nelle prime tre settimane dopo lo svezzamento, proseguendo con il solo acido per le due settimane successive. Il protocollo esatto dipende dalle specificità aziendali: la tipologia di alimentazione (secco o broda) e le caratteristiche del sistema idrico determinano la modalità di applicazione ottimale.
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I risultati sono generalmente apprezzabili dopo alcuni cicli e si manifestano con una riduzione della mortalità, una maggiore calma nei box e un incremento dei tassi di crescita. È fondamentale implementare un piano di monitoraggio che, oltre alla mortalità, tracci l'accrescimento giornaliero e l'indice di conversione alimentare (FCR) per misurare oggettivamente l'impatto degli interventi.