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La Salmonella è stata rilevata in circa il 10% delle aziende lattiero-casearie italiane, rappresentando un rischio critico per la stabilità del settore. Un focolaio può generare costi diretti e indiretti pari a circa €4.637 per una stalla di 100 vacche da latte; in assenza di interventi tempestivi, le perdite economiche possono lievitare fino a €10.000 a causa della riduzione della produzione, delle spese veterinarie e della potenziale mortalità.
Il batterio si diffonde principalmente attraverso le deiezioni, mangimi o acqua contaminati, il contatto con capi infetti, vettori animali (parassiti) e l'intervento umano. La strategia di prevenzione deve basarsi su una rigorosa igiene aziendale, l'implementazione di sistemi di codifica cromatica per le attrezzature, cicli costanti di pulizia e disinfezione, oltre al mantenimento di lettiere asciutte e alla garanzia di acqua di abbeverata microbiologicamente pura.
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La Salmonella è un batterio appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae che conta oltre 2.700 sierotipi identificati. Negli allevamenti bovini, le infezioni sono prevalentemente riconducibili a due tipologie specifiche:
Altri sierotipi di Salmonella possono occasionalmente colpire il bestiame, sebbene tali casi risultino meno comuni nel settore zootecnico.
La salmonella può raggiungere le vacche attraverso il contatto diretto con bovini infetti e con altri modi indiretti:
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L'infezione da salmonella nelle vacche da latte e nei bovini si riconosce in genere dai seguenti sintomi:
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